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Chi produce i pannelli solari: la manifattura mondiale

Perché oltre l'80% del fotovoltaico mondiale nasce in Cina, cosa provano a fare Stati Uniti ed Europa per cambiarlo, e cosa significano i dazi.

Chiunque compri un impianto fotovoltaico oggi, in qualunque parte del mondo, sta quasi certamente comprando pannelli usciti da una fabbrica cinese — anche quando il marchio sulla scatola è americano o europeo. Capire perché aiuta a leggere con più chiarezza le notizie su dazi, sovraccapacità e nuove fabbriche in Occidente.

Quanto pesa davvero la Cina nella filiera?

Oltre l'80% della capacità produttiva mondiale, in ogni fase della filiera: polisilicio, lingotti, wafer, celle, moduli finiti. Secondo le proiezioni dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), basate sulla capacità già in costruzione nel 2022, la quota cinese di polisilicio, lingotti e wafer si sarebbe avvicinata al 95% entro il 2025. Wood Mackenzie conferma lo stesso ordine di grandezza per il periodo 2023-2026.

Una singola regione pesa in modo sproporzionato: lo Xinjiang produce da solo circa il 40% del polisilicio mondiale — un impianto, da solo, contribuisce a circa un pannello su sette venduti al mondo.

Chi sono i maggiori produttori di moduli?

La classifica 2025 di InfoLink Consulting, con le spedizioni dell'anno pieno, vede in testa a pari merito JinkoSolar e LONGi (80-90 GW ciascuno), seguiti da Trina Solar e JA Solar (60-70 GW). I primi quattro produttori insieme pesano circa il 58% delle spedizioni mondiali; i primi dieci hanno spedito oltre 500 GW nel 2025, più di due terzi delle installazioni globali. Quasi tutti hanno sede in Cina.

JinkoSolar / LONGi85 GW
Trina Solar / JA Solar65 GW
Tongwei / Astronergy40 GW
GCL System Integration25 GW
Canadian Solar22 GW

Spedizioni indicative 2025 per fascia dichiarata dai produttori, secondo InfoLink Consulting.

C'è un'eccezione americana?

Sì, ed è rilevante: First Solar, unico grande produttore occidentale fuori dalla filiera del silicio cristallino cinese, usa una tecnologia diversa — il film sottile al tellururo di cadmio (CdTe), che non richiede polisilicio. Con l'apertura dello stabilimento in Louisiana (2025) e un quinto impianto annunciato per il 2026, la capacità produttiva globale di First Solar sale a circa 23,5 GW, distribuita fra Stati Uniti, India, Vietnam e Malesia — piccola, se confrontata con i singoli produttori cinesi, ma l'unica catena di fornitura fotovoltaica di scala industriale davvero indipendente da quella cinese.

Cosa stanno provando a fare Stati Uniti ed Europa?

Negli Stati Uniti l'Inflation Reduction Act (IRA) offre un credito d'imposta alla produzione (Sezione 45X) per ogni fase della filiera realizzata in territorio USA. Qcells, a Cartersville in Georgia, ha ricevuto un prestito federale garantito da 1,45 miliardi di dollari per costruire il più grande impianto verticalmente integrato — da lingotto a modulo finito — mai realizzato negli Stati Uniti, proprio per poter incassare il credito su ogni passaggio della produzione.

L'Unione Europea punta sul Net-Zero Industry Act (NZIA), in vigore dal 2024: l'obiettivo dichiarato è produrre internamente almeno il 40% del fabbisogno annuo di tecnologie net-zero, fotovoltaico incluso, entro il 2030. Lo strumento non sono dazi, ma criteri «non di prezzo» — condotta d'impresa responsabile, resilienza della catena di fornitura — che gli Stati membri devono applicare ad almeno il 30% (o 6 GW) del volume delle proprie aste per le rinnovabili a partire dalla fine del 2025.

Cosa hanno cambiato davvero i dazi del 2025?

Ad aprile 2025 il Dipartimento del Commercio USA ha concluso un'indagine anti-dumping su celle fotovoltaiche importate da Cambogia, Malesia, Thailandia e Vietnam, trovando dumping e sovvenzioni riconducibili ad aziende di fatto controllate da capitali cinesi che usavano quei paesi come piattaforma di esportazione. Le aliquote, in vigore dal giugno 2025, sono arrivate fino al 3.500% per la Cambogia, con una media intorno all'870% sulle oltre trenta aziende coinvolte. L'effetto è stato immediato: gli investimenti cinesi nei quattro paesi colpiti sono crollati del 60% in un trimestre, mentre Indonesia e Laos — non toccati dai nuovi dazi — sono emersi come nuova destinazione per aggirare la barriera. In Europa, invece, dal 2018 i pannelli cinesi entrano a dazio zero: la Commissione ha introdotto un meccanismo tariffario temporaneo solo a giugno 2025, con un'aliquota che questa ricerca non è riuscita a verificare da fonte primaria.

C'è davvero troppa capacità produttiva nel mondo?

Sì, ed è un tema ricorrente nelle notizie di settore del 2025: la capacità mondiale di celle e wafer supera la domanda reale di un ampio margine — già nel 2021 l'eccesso era di almeno il 100% secondo l'IEA. Wood Mackenzie stima che la sola capacità cinese di celle di nuova generazione annunciata sia 17 volte quella del resto del mondo messo insieme, e segnala oltre 70 GW di capacità cinese sospesa o cancellata in un solo trimestre — un mercato che comincia a correggersi da solo. BloombergNEF prevede che questa sovraccapacità continuerà almeno fino al 2027.

Vista a terra di un vasto campo di pannelli fotovoltaici nel deserto vicino a Dunhuang, Cina
Il parco fotovoltaico di Dunhuang, provincia del Gansu: 9 km² di pannelli, uno dei tanti impianti utility-scale cinesi su scala industriale. (foto rappresentativa della tecnologia, non del modello specifico citato).Foto: Popolon · CC BY-SA 3.0 · fonte

Per i numeri sui modelli specifici dei maggiori produttori — potenza, efficienza, garanzia — vedi il glossario, dove ogni scheda tecnica cita il datasheet ufficiale.

Fonti: IEA — Solar PV Global Supply Chains · Wood Mackenzie — China's dominance on the global solar supply chain · InfoLink Consulting — 2025 global module shipment ranking · U.S. Department of Commerce — dazi AD/CVD sud-est asiatico · European Parliament — Implementing the EU's Net-Zero Industry Act

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